lunedì 20 novembre 2017

Racconto d'inverno n. 3


Quell’uomo che vaga di notte
col bavero alzato - squassato dal vento:
a guardarlo bene negli occhi, t’accorgi
che indossa il tuo stesso pastrano.

Avesse almeno una scusa - buona
come un segugio vivace al suo fianco.
Potrebbe provare a tampinare qualcuno,
invitarlo a sedere e dividere il vino.

Per sabotare gli inverni, chissà
forse bisogna proprio esser matti
e non temere di avere visioni.

Come ubriachi girare le piazze
a infilare bastoni nei raggi del Tempo.
Come bambini, costruire invenzioni
e scivolare macigni fra spume di mare.

Allora anche l’uomo col bavero alzato
 aprirebbe a ventaglio il pastrano,
raggiungerebbe il suo posto,
dentro il cerchio di danza,
ad aprire fessure di luce
su questi corpi di carta.

(Rossella Amelia Roli) 

 

martedì 14 novembre 2017

Fine dell'uomo


Un giorno già discusso, i nostri piedi
ci saranno d’inciampo: fatale
un cappio rivolterà tutti i pensieri
e senza possibile appello, privati
d’ogni voce e volontà, a testa in giù
su per la stratosfera saliremo.

Allora soltanto – lasceremo ogni presa
e allargheremo le braccia; a ventaglio
cadranno, in ordine sparso, banconote
fuori corso e monete di piccola taglia
e assegni postdatati che nessuno potrà
più incassare (e nemmeno protestare).

La nostra identità, in autonomia
si sfilerà dalla giacca, non più valida
 per l’espatrio  e senza rete mobile
lasceremo la presa dei due cellulari,
i  telecomandi, le chiavi di casa,
e tanta cara ferramenta addizionale.

Salteranno - in sequenza – scarpe,
cinture e le cuciture dei nostri abiti firmati;
bottoni scoppieranno come turaccioli
a Capodanno e dalle tempie usciranno
catene libere di sensi e nonsensi,
corsi e ricorsi, ragioni e sentimenti.

Rattrappiti, come puntini rosa nel Cielo,
perderemo peli e i vizi e metrature
indicibili di budella – tutte quelle bestie
in vita uccise, come quelle accudite
e Tutte avranno un nome Proprio
o chiederanno Battesimo.

Da ultimo un fuoco, come d’artificio
nel cielo e coriandoli di memorie
e fotografie. Qualche bimbo, sulla Terra,
a naso insù e indice puntato.
Qualche altro, sulla spiaggia 
raccoglierà i nostri occhi
per farne biglie – o forse portachiavi.

(Rossella Amelia Roli)



martedì 17 ottobre 2017

Celeste Infinito


Come foglia lieve,
con un amplissimo
giro di giostra
hai raggiunto la terra.
E delicato, sfuggendo
a quest’ultimo
equinozio terrestre,
hai dilatato la notte
di un tempo
celeste infinito.
 
(Rossella Amelia Roli)
26.09.17


venerdì 13 ottobre 2017

Piove

Piove incessante,
anche qui. E penso
che se il mio tempo
è tanto simile
al tuo tempo,
per un’atavica
forma di magia,
stiamo come seduti
ad un palmo dal naso,
entrambi senza occhiali.

(Rossella Amelia Roli) 
09.09.2017

 
 

martedì 26 settembre 2017

D'amore o accecamento


Poi - d’improvviso - accade
che tutte le cose perdano di peso
e si dissolvano nel vuoto sonoro
di un assordante treno di passaggio.
Nella mente sciami di pensieri,
incapaci di migrare e una folla di parole
confuse, come gorgoglìo di caffettiera
sopra il blu di una fiamma estiva.
E un fremito di farfalle schiude
a quel giardino segreto
che a due soltanto - e soltanto 
insieme - è dato accedere.
Quale fugace svelamento.

(Rossella Amelia Roli)
29.08.2017


lunedì 18 settembre 2017

Settembre


Questa pioggia copiosa, mi dico,
è soltanto Settembre che piange
incessante l’amore estivo perduto
e per confondere il cuore ammanta
la terra di ciclamini rosati e di gatti
cocciuti che ancora si stendono al sole
prima di fare un balzo nel tempo,
come a ritroso scendere un tronco.
E Settembre è ancora una donna
senza calze ostinata, e un foulard
annodato di fresco sopra la voce
già roca e finestre che anzitempo
si chiudono al giorno e mattini
di cieli primieri, da salutare
con un minimo sospetto.

(Rossella Amelia Roli)

18.09.2017
 

lunedì 21 agosto 2017

All’ombra delle felci


Sapessimo stare un poco quieti,
in quello stato come di morte apparente
di cui sono maestri i gatti soltanto.

Raccolti in forme perfette, dormire
- di certo anche sognare -
all’ombra di turgide felci estive.

Feritoie di guardia dentro agli occhi
e artigli pronti ad intervenire.
Nulla – momentaneamente – ci turba.

Nemmeno i ricci, che ogni sera
allo scoperto, vengono a nutrirsi 
dei nostri avanzi di cibo.

(Rossella Amelia Roli)
21.08.2017